L'attuale scenario agronomico, profondamente segnato dalla cosiddetta "tropicalizzazione" del clima mediterraneo, ha imposto una revisione radicale delle strategie di difesa delle colture intensive. Gli autunni miti e gli inverni sempre più brevi hanno alterato le nicchie ecologiche, permettendo a patogeni un tempo stagionali, come Peronospora, Botrite, Oidio e diverse forme di batteriosi, di manifestarsi con virulenza durante l'intero ciclo produttivo.
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Dinanzi a questa pressione costante, il tradizionale approccio profilattico basato sull'uso reiterato di molecole di sintesi ha mostrato i propri limiti, accelerando i fenomeni di resistenza e rendendo la mera alternanza di sostanze attive spesso insufficiente a contenere focolai epidemici. La moderna ricerca in fisiologia vegetale suggerisce quindi un cambio di paradigma che non veda più la pianta come un organismo passivo, bensì come un sistema dinamico dotato di un sofisticato apparato immunitario innato, capace di rispondere agli attacchi attraverso barriere costitutive e risposte inducibili. In questo contesto, l'integrazione di diversi strumenti, integrabili alle Sostanze di Sintesi disponibili, rappresenta una frontiera di eccellenza per potenziare le difese endogene senza ricorrere esclusivamente alla chimica tradizionale.
In particolare, i Tannini, polifenoli complessi dall'elevato potere astringente, intervengono primariamente sulla prima linea di difesa, ovvero la parete cellulare. Questa struttura non è un semplice contenitore rigido, ma una barriera dinamica composta da cellulosa, pectine e lignina che i Tannini contribuiscono a fortificare. Attraverso processi di interazione con le proteine e i polisaccaridi, l'irrorazione fogliare a base di Tannini favorisce la lignificazione e l'ispessimento delle pareti, rendendole di fatto "indigeribili" per gli enzimi litici, come cellulasi e pectinasi, prodotti dai patogeni per penetrare nei tessuti. Questa azione di "corazzatura" organica agisce in sinergia con elementi minerali come il Silicio e il Calcio, creando un deposito fisico sotto la cuticola che limita la penetrazione delle ife fungine e blocca la diffusione dei nutrienti verso l'esterno, affamando il parassita prima ancora che l'infezione si stabilizzi.
Parallelamente, un’altra Sostanza comunamente utilizzata in agricoltura come la Propoli, agisce come un bio-scudo multifunzionale che eleva la risposta della pianta ai livelli successivi di difesa, ovvero la Resistenza Localizzata Acquisita (LAR) e la Resistenza Sistemica (SAR). Ricca di flavonoidi e acidi fenolici, la Propoli non si limita a esercitare un'azione batteriostatica e fungicida diretta sulla superficie fogliare, ma funziona come un potente elicitore naturale. Le sue molecole vengono riconosciute dalla pianta come segnali di allerta, innescando una reazione a cascata che si propaga a tutto l'organismo vegetale. Questo stato di "priming" induce la pianta ad accumulare preventivamente fitoalessine, callosio e proteine di patogenesi (PR-Proteins), rendendola reattiva e pronta a neutralizzare futuri attacchi anche in organi distanti dal punto di applicazione. L'effetto combinato di queste sostanze permette di creare una zona di "terra bruciata" attorno ai potenziali siti di infezione, isolando il patogeno e impedendone la replicazione.
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L'efficacia di questo approccio risiede nella sinergia tra la protezione fisica e la stimolazione biochimica. Nella pratica colturale, ad esempio, mentre i Tannini, come il Tannino di Castagno (Agri21) inibiscono l'attività enzimatica dei funghi e rinforzano la struttura esterna, la Propoli (Propolis, Simcro) attiva il metabolismo secondario della pianta, migliorandone la resilienza generale anche a fronte di stress abiotici. In ambiente protetto, dove l'umidità e le temperature controllate possono favorire lo sviluppo di crittogame, l'integrazione di questi formulati con le Sostanze di sintesi (es. Metalaxyl in Kasko Met, nei confronti della Peronospora del Pomodoro, Gowan), insieme a formulati Biotecnologici come quelli a base di Bacillus amyloliquefaciens Ceppo MBI600 (Serifel, Basf) e agenti antimicotici come il Chitosano cloridrato e Rame complessato (Plinius S, ITAKA; Myram, Simcro), permette di ridurre drasticamente la percentuale di infezioni e l’uso successivo e frequente di fungicidi sintetici, sempre meno efficaci e soggetti a fenomeni di resistenza. Questi ultimi, in un'ottica di difesa integrata moderna, devono essere mantenuti, infatti, come opzione secondaria e mirata, agendo come uno "stiletto" per bloccare eventuali inoculi sfuggiti all'azione ostacolante dei protocolli naturali. In definitiva, l'utilizzo razionale di Tannini, Propoli, Chitosano e Rame, non solo preserva la salute della coltura e la qualità del raccolto, ma garantisce una gestione agronomica sostenibile e resiliente, capace di adattarsi alle sfide imposte dai nuovi scenari climatici.
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Fonti:
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