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MAL NERO E BOTRITE: NEMICI N°1 DEL POMODORO IN COLTURA PROTETTA

07-11-2021 16:30

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria, Pomodoro, Mal Nero, Peronospora, Botrite,

MAL NERO E BOTRITE: NEMICI N°1 DEL POMODORO IN COLTURA PROTETTA

Tra i principali patogeni fungini che colpiscono il pomodoro, la Peronospora (Phytophtora infestans) e la Botrite (Botrytis cinerea), sono...

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Tra i principali patogeni fungini che colpiscono il pomodoro, la Peronospora (Phytophtora infestans) e la Botrite (Botrytis cinerea), sono sicuramente quelli che possono arrecare i danni maggiori alla produzione, specie in coltivazione intensiva in ambiente protetto.

 

Il clima del periodo, caratterizzato da UR (Umidità Relativa) e temperature elevate, può favorire lo sviluppo dei patogeni in esame ed in particolare della Peronospora, in modo rapido e spesso distruttivo nelle colture in crescita.


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Phytophtora infestans, agente eziologico della Peronospora o Mal Nero di Pomodoro e Patata, è un oomicete che colpisce sia organi vegetativi (foglie e fusto) che frutti, colonizzando internamente i tessuti e determinandone la necrosi (decolorazioni brunastre e nere sulla superficie colpita, sintomo di morte dei tessuti infetti).

Esso infatti sviluppa un micelio interno ai tessuti colpiti che, attraverso poi le aperture stomatiche, si accresce verso l’esterno, differenziando conidiofori e sporangi, utili per ulteriori reinfezioni. L’optimum ambientale per la crescita del micelio si realizza con temperature fra i 20-23°C, con un tempo medio minimo d’incubazione di 60 ore. Il decorso è favorito dalla persistenza di uno strato umido che avvolge i tessuti: la presenza spesso di nebbia in serra, è infatti causa di una veloce e incontrollabile diffusione delle infezioni da pianta a pianta. 

La strategia di lotta a questo pericoloso patogeno si basa innanzitutto su interventi agronomici di riduzione della probabilità di infezione, e cioè mediante:

  • l’aerazione dell’ambiente serra, soprattutto in presenza di venti sciroccali autunno-vernini;
  • la riduzione del livello di UR nella serra, con impianti colturali non eccessivamente fitti e con cubature serra opportune;
  • l’eliminazione di piante spontanee e di residui colturali colpiti o prossimi d’infezioni saprofite da parte del fungo.

 

In secondo luogo, la profilassi fitoiatrica di tipo non chimico, attraverso la fortificazione continua dei tessuti con induttori di resistenza derivanti da specialità moderne, a base delle più svariate sostanze naturali oggi disponibili. Ed infine l’ausilio di SA (Sostanze Attive) ad attività preventiva, come i classici Rameici e altre sostanze consigliate dal DPI Sicilia 2021, più o meno integrate alle soluzioni a basso impatto e fortificanti/biostimolanti già citate.


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Botrytis cinerea, agente eziologico della conosciutissima Muffa Grigia o Botrite, è invece un ascomicete opportunista ed estremamente polifago, capace di diffondersi tra una coltura ed un’altra e mediante ferite di qualsiasi genere. Anche in questo caso il fungo causa imbrunimenti e necrosi in diversi organi, dalle foglie ai frutti, determinando a volte la morte dell’intera pianta qualora ne colpisca il fusto, con la caratteristica muffetta “barba” grigia di evasione sui tessuti divenuti dapprima molli.

Qualora colpisca le infiorescenze, Botrytis determina aborto e relativa colatura dei fiori, con la tipica presenza della muffetta grigia sulle corolle. Sui frutti in maturazione, si manifestano talora le cosiddette “macchie fantasma”, caratterizzate dalla comparsa di anelli concentrici verde chiaro o giallo sul pericarpo, indice di penetrazione con successivo arresto nello sviluppo del fungo. Botrytis cresce bene in condizioni di elevata UR e temperature tra i 21 e i 25°C, prediligendo tessuti morti (residui colturali e frutti giacenti sui corridoi interfila) per proliferare e interessando le colture in presenza di lesioni e ferite. 

 

Anche in questo caso, la lotta è dapprima agronomica, con le medesime considerazioni fatte per la Peronospora, come l’allontanamento di tutti i residui colturali e organi infetti, l’arieggiamento delle serre per ridurre il ristagno della UR e l’adozione di sesti di impianto meno fitti possibile. 

 

La Lotta Chimica è ovviamente basata sulla rotazione idonea di famiglie chimiche a diverso meccanismo di azione, data l’estrema capacità della crittogame di sviluppo di ceppi resistenti, in accordo con periodi di carenza quanto più ridotti possibile, qualora la coltura sia in raccolta. 

 

I trattamenti fitosanitari tuttavia non risolvono la problematica Botrite e Peronospora senza un adeguato arieggiamento delle serre che, come detto, possono ugualmente determinare reinfezioni nonostante precedenti periodi di copertura con SA altamente efficaci. 

 

Pertanto il consiglio è sempre quello di integrare ogni strumento di lotta disponibile: agronomico, biostimolante e fortificante, unitamente a interventi chimici di profilassi con SA a diverso meccanismo di azione, effettuati a ridosso delle condizioni di sviluppo dei miceti patogeni.

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fonti:

Pollini A., La Difesa delle piante da orto. Sintomi, diagnosi e terapia. 2008. Edagricole

Le principali alterazioni del pomodoro in serra. 2008. Reg. Siciliana. Assessorato Agricoltura e Foreste

Disciplinare Regionale Produzione Integrata 2021. Reg. Siciliana. Assessorato Agricoltura e Foreste


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