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ToBRFV: strategie integrate di difesa, tra genetica, profilassi e fisiologia vegetale

03-10-2025 13:07

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria,

ToBRFV: strategie integrate di difesa, tra genetica, profilassi e fisiologia vegetale

Il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV), un Tobamovirus emergente che colpisce in misura più o meno grave il Pomodoro coltivato nel mondo...

Il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV), un Tobamovirus emergente che colpisce in misura più o meno grave il Pomodoro coltivato nel mondo, rappresenta una delle più serie minacce per la moderna orticoltura specializzata, soprattutto a carico della Fascia Trasformata Iblea. L’elevata infettività e persistenza ambientale del virus, ne fanno infatti un avversario formidabile, sia in serra che in pieno campo.  

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Il ToBRFV si distingue per la sua notevole stabilità e la molteplicità delle vie di trasmissione. Le particelle virali, rigide e a forma di bastoncello, possono diffondersi attraverso: 

 

  • Contatto Meccanico: Attrezzi agricoli, mani degli operatori e indumenti contaminati sono tra i principali veicoli di infezione. 
  • Seme Infetto: La trasmissione attraverso il seme rappresenta uno dei canali più pericolosi per la sua introduzione in nuove aree geografiche. 
  • Impollinatori: Insetti come i bombi (Bombus terrestris) possono trasportare il virus di fiore in fiore durante la loro attività. 
  • Vettori Insetti: Di recente, è stato scientificamente dimostrato che anche la Tignola del pomodoro (Tuta absoluta) può agire come vettore. In particolare, le larve contribuiscono alla diffusione durante l'alimentazione e la creazione delle gallerie trofiche sul lembo fogliare. La grande mobilità di questo fitofago, specialmente nel bacino del Mediterraneo, amplifica esponenzialmente il rischio di diffusione del virus tra appezzamenti e serre diverse.

 

I sintomi sulle piante colpite sono polimorfi e possono essere confusi con disordini fisiologici o attacchi parassitari. Si manifestano con deformazioni, "prezzemolature" su apici e calici, foglie con mosaici, deformazioni, maculature e necrosi. I frutti subiscono i danni più gravi, con rugosità, aree di necrosi bruna e maturazione irregolare a bande disformi, che ne compromettono totalmente la commerciabilità.

 

Data l'assenza di soluzioni curative dirette, il contenimento del ToBRFV si fonda su un approccio multifattoriale, in particolare nell’ambito Genetico e di Gestione della Profilassi.

 

La prevenzione, infatti, resta il cardine della lotta: protocolli rigorosi di profilassi sono essenziali per limitare l'insorgenza e la diffusione del virus, in particolare per ciò che concerne l’utilizzo di Sementi Certificate. L'impiego di materiale di propagazione "ToBRFV-free" è quindi la prima e più cruciale linea di difesa. 

 

L'igienizzazione costante di superfici, attrezzature e substrati con agenti ossidanti come Cloro, Perossido di idrogeno (H₂O₂) e acidi perossidi (D50, CD LINES) è fondamentale per abbattere la carica virale inziale, specie in pre-impianto della coltura.

 

Tuttavia, non sono da omettere pratiche agronomiche di contenimento indirette, come il vuoto biologico tra i cicli colturali e il controllo delle piante infestanti ospiti (es. Solanum nigrum, Convolvulus arvensis), che ne possono ridurre la carica di inoculo inziale. Anche limitare gli accessi indiscriminati alle serre e l’utilizzo d’indumenti protettivi monouso, può minimizzare il rischio di trasmissione meccanica. 

 

La soluzione più ambita e risolutiva risiede tuttavia nella resistenza genetica. Recenti progressi nel campo dell'ingegneria genetica hanno permesso di ottenere un risultato straordinario. Utilizzando la tecnologia CRISPR/Cas9, i ricercatori sono riusciti a creare piante di pomodoro con una resistenza duratura e robusta al ToBRFV. Questo è stato ottenuto inducendo una mutazione mirata su quattro omologhi del gene TOBAMOVIRUS MULTIPLICATION 1 (TOM1), essenziale per la replicazione dei tobamovirus.

 

Le piante "quadruple-mutanti" risultanti non solo sono resistenti al ToBRFV, ma mostrano una resistenza estesa anche ad altri virus dello stesso genere, aprendo nuovi orizzonti per un'agricoltura più sicura e sostenibile. In attesa che la resistenza genetica diventi lo standard, tuttavia, è possibile supportare le colture potenziando le loro difese naturali, sia passive che attive, soprattutto in presenza di conclamate caratteristiche varietali IR/HR a tale patogeno. L’uso di specifici Biostimolanti ad Induzione di Resistenza, è in grado di “solleticare” tali tratti genetici, se presenti, favorendo una risposta e la resilienza delle colture nel medio e lungo termine.

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Quali sono questi meccanismi di resilienza? 

 

Ogni cellula vegetale è protetta da una parete cellulare, una barriera fisica che i patogeni tentano di degradare tramite enzimi specifici. È possibile "fortificare" tale barriera attraverso interventi agronomici mirati. La parete è composta principalmente da cellulosa e pectine, ma il suo grado di resistenza è aumentato da processi di lignificazione e mineralizzazione. Quest'ultimo consiste nell'accumulo di composti come carbonato di calcio e biossido di silicio (SiO₂), che agiscono come un vero e proprio "cemento", rendendo i tessuti più duri e meno penetrabili.

 

L'applicazione fogliare di formulati a base di Silicato di Calcio può fornire Silicio, un elemento che, pur essendo poco mobile in molte specie come le Solanacee, è cruciale per rinforzare meccanicamente le pareti cellulari di foglie e frutti, migliorare l'elasticità dei tessuti del frutto, riducendo fenomeni di cracking e aumentare la resistenza agli stress biotici e abiotici. Quando un patogeno riesce, tuttavia, a superare tale barriera fisica, la pianta attiva una complessa “risposta immunitaria”, ben diversa rispetto a quella degli animali superiori. Questo particolare sistema di difesa attivo, infatti, si articola su tre livelli:

 

  • Risposta Ipersensibile (HR): Le cellule direttamente interessate dall'infezione avviano una morte cellulare programmata. Questo meccanismo crea "terra bruciata" attorno al patogeno, bloccandone l'avanzata e producendo composti antimicrobici come le fitoalessine e H₂O₂. Tale caratteristica è tuttavia non desiderata in molte colture, in quanto porta a disseccamento porzioni di tessuti interessanti, nonché in grado di cagionare danni ai frutti stessi. 
  • Resistenza Acquisita Localizzata (LAR): Le cellule adiacenti al sito di infezione ricevono segnali di allarme e attivano le loro difese preventive. 
  • Resistenza Sistemica Acquisita (SAR): Sicuramente la più interessante, dal punto di vista applicativo di campo. Attraverso una cascata di segnali molecolari, l'intera pianta entra in uno stato di "allerta" generalizzato. Questo stato predispone tutti i tessuti a reagire più rapidamente a futuri attacchi, ad esempio ispessendo le pareti cellulari con callosio e lignina e accumulando proteine di difesa (Proteine PR).

 

È possibile stimolare questa reattività, come con l'uso di biostimolanti ed elicitori di origine naturale, ripetiamo, in piante dotate di caratteristiche genetiche idonee. Estratti di Acacia e Salix, ricchi di fitocomplessi quali flavonoidi, saponine e oligoelementi (Merlino, Itaka), congiuntamente a Silicati di Calcio (Barrier, Cosmocel), insieme a disinfettanti e corroboranti naturali a base di Propoli (Propolis, Simcro), possono attivare la SAR anche in assenza del patogeno, predisponendo la pianta a una difesa più efficace. Questo approccio non solo rende la coltura più resiliente, ma potenzia anche l'efficacia dei trattamenti fitosanitari convenzionali, contribuendo a una gestione più sostenibile e a lungo termine delle fitopatie. 


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Fonti: 

https://gd.eppo.int/taxon/TOBRFV/distribution 

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