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NEMATODI GALLIGENI: UN VENTAGLIO DI SOLUZIONI INTEGRATE

02-05-2021 23:26

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria, Agriges, Itaka, Nematodi, Melone,

NEMATODI GALLIGENI: UN VENTAGLIO DI SOLUZIONI INTEGRATE

I Nematodi galligeni sono sicuramente tra i parassiti animali più temuti per le colture, sia in ambiente protetto che in pieno campo. I Nematodi hanno...

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I Nematodi galligeni sono sicuramente tra i parassiti animali più temuti per le colture, sia in ambiente protetto che in pieno campo. I Nematodi hanno un corpo vermiforme (dal greco nema = filo e éidos = aspetto), sono diffusi in quasi tutto il pianeta e solo alcuni di essi conducono vita parassitaria.

 

Tra i generi più temuti non si possono non citare quelli appartenenti a Meloidogyne (Goeldi), Heterodera (Schmidt) e Globodera (Skarbilovich) come tra i più presenti nell’orticoltura intensiva. Sicuramente Meloidogyne è tra i polifagi frequenti nelle colture in serra e nei terreni affetti da “stanchezza”, specie in quelli soggetti a monocoltura. Essi sono particolarmente vivaci in ambiente umido e spesso sono facilmente veicolati in un substrato umido.

 

I danni sono tipici: galle, ovvero aumento nella proliferazione di cellule giganti polinucleate nei tessuti cellulari infetti (radici) con formazione di vere e proprie iperplasie e ipertrofie, le quali bloccano e/o riducono il flusso xilematico determinando sottrazione di nutrienti. Le colture manifestano quindi crescita stentata, clorosi, ingiallimenti, appassimenti e avvizzimenti; l’ingrossamento dei frutti è compromesso così come le capacità di fioritura e allegagione.

 

Le temperature di sviluppo per i Nematodi infestanti sono solitamente comprese tra i 25 e i 30°C, abbondando in terreni poveri di sostanza organica, antagonisti naturali di contenimento e soggetti a dilavamento e umettamento periodico.

 

Gli effetti sono tanto più gravi quanto più precoce è l’infestazione: l’alterazione della funzionalità radicale compromette il circolo dei nutrienti, con effetti deleteri specie nelle prime fasi di sviluppo delle piante, con la morte anche di interi filari coltivati. I danni su Cucurbitacee (Melone, Zucchino, Cocomero, Cetriolo) sono tra i più gravi, soprattutto nei terreni già citati, come nei sabbiosi, e funzione della carica di inoculo iniziale (vedi “Le Fatiche dei Suoli”). È pertanto fondamentale agire in maniera preventiva e/o tempestiva nei suoli a rischio, sia per quanto concerne la disinfezione che per quanto riguarda i protocolli di copertura somministrati successivamente.

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Riportiamo un esempio con una coltura protetta di Melone SV-9790 innestata, preventivamente disinfestata in pre-trapianto e attaccata da Nematodi galligeni. I protocolli con SA (Sostanze Attive di sintesi) sono state adottate a circa 10 giorni dal trapianto, rinforzandone l’efficacia introducendo successivamente, con esito positivo, sostanze ad azione repellente a base di allicina, antiossidanti, vitamine e fitostimolanti di origine naturale (GARLIC,ITAKA), pre e probiotici in grado di agire in simbiosi con le piante e stimolare le capacità di reazione agli attacchi parassitari (HERCOLE, ITAKA), nonché formulati contenenti bioattivatori della rizosfera, olii ed essenze vegetali ad azione auxino-simile, stimolanti lo sviluppo delle radici (READY START, AGRIGES).

 

È stato possibile quindi notare un miglioramento interessante già subito la somministrazione di questi ultimi (vedi foto), osservando l’aumento nella qualità della vegetazione e dei getti riproduttivi, la diminuzione delle galle sulle radici di nuova formazione e in generale lo sviluppo successivo della coltura. Per il futuro della coltura è chiaro che il protocollo dovrà continuare sullo stesso percorso tracciato con l’integrazione dei formulati biostimolanti adottati, soprattutto dato il limitato apporto delle SA di sintesi (tempi di carenza, limite nei trattamenti per evitare l’insorgenza di ceppi resistenti, limitata registrazione per coltura di alcuni formulati disponibili, esigenze di mercato, ecc.).

 

È anche chiaro che tali protocolli vanno intesi come parte di un “ventaglio” di strumenti programmati ad-hoc, decisi secondo schemi fitosanitari condotti da adeguate valutazioni e personale tecnico di campo competente.

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fonti:

F. P. d’Errico, P. Roversi, N. Greco, A. Colombo, R. Giacometti. Nematodi dannosi delle colture: dalla biologia alle moderne strategie di difesa. Ed. L’Informatore Agrario, 2014


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