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Gestione della crisi di trapianto in colture affette da stress termico: strategie di radicazione e biostimolaz

14-09-2026 15:51

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria,

Gestione della crisi di trapianto in colture affette da stress termico: strategie di radicazione e biostimolazione della rizosfera

I trapianti effettuati in periodi caratterizzati da elevate temperature diurne, il forte irraggiamento e gli alti livelli di deficit di pressione...

I trapianti effettuati in periodi caratterizzati da elevate temperature diurne, il forte irraggiamento e gli alti livelli di deficit di pressione di vapore (VPD), presenti ancora in settembre, espongono le giovani plantule a un severo stress pedoclimatico. In questo microclima protetto ma gravoso, l'elevata pressione termica, il surriscaldamento del suolo e la stessa messa a dimora delle plantule, dal Vivaio al suolo, determinano quella che è conosciuta come crisi di trapianto, ovvero una condizione di stress che limita e/o blocca lo sviluppo vegetativo delle plantule, compromettendo la futura produttività dell'impianto. 

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L'apparato radicale, come noto, costituisce il motore nutrizionale e ormonale della pianta: in particolare, la zona pilifera (ricca di peli radicali) è l'organo deputato all'assorbimento idrico e all'assimilazione della soluzione circolante. Quando le piantine appena messe a dimora affrontano l'ambiente di serra senza un apparato radicale adeguatamente insediato, si innescano una serie di alterazioni fisiologiche, quali:

 

  • sbilanciamento ormonale. L'eccessiva traspirazione fogliare diurna, non compensata da un'adeguata capacità assorbente ipogea, stimola la sintesi dei fitormoni della senescenza (acido abscissico ed etilene) a scapito di quelli della crescita (auxine, citochinine e gibberelline);
  • carenze nutrizionali indotte. La ridotta attività radicale limita l'assorbimento acropeto di macroelementi, mesoelementi e microelementi chiave per i processi enzimatici e la fotosintesi;
  • stress della chioma. Lo stress si manifesta con clorosi internervali, accrescimento stentato dei germogli, ridotto diametro del fusto, sottigliezza del midollo centrale, filature e frequenti aborti fiorali nei primi palchi.

 

Per superare la crisi di trapianto e garantire protezione dagli stress termici, l'intervento agronomico deve focalizzarsi sul condizionamento della rizosfera e sulla stimolazione organica dell'apparato radicale: suoli stanchi o con problemi di stanchezza colturale (presenti in buona parte delle aziende agricole) traggono immediato beneficio dall'apporto di specialità ricche di acidi umici, fulvici ed umina. Tali componenti aumentano la Capacità di Scambio Cationico (CSC) del terreno, ottimizzando la ritenzione e lo scambio dei nutrienti tra colloidi e radici, formano complessi organo-minerali con Ferro e Zinco, rendendoli prontamente assimilabili anche in suoli alcalini o salini; stimolano l'attività enzimatica del suolo e promuovono la sintesi endogena dell'acido 3-indolacetico (IAA), favorendo lo sviluppo microscopico e l'ispessimento delle pareti cellulari radicali.

 

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Pertanto, nelle fasi di pre-trapianto in vivaio e subito dopo la messa a dimora in serra, l'applicazione mirata di Biostimolanti specifici consente di ripristinare il corretto assetto ormonale. In particolare, L-amminoacidi specifici e peptidi, insieme appunto ad umati, fulvati e Trimetilgliciina (Rootex, H-850. Cosmocel; Glycin-B, Simcro), inducono un'intensa attività di rizogenesi, stimolando la formazione di radici avventizie e la proliferazione di peli assorbenti, sin dal trapianto, proteggendoli contemporaneamente dalla disidratazione. Integrando fitormoni di origine vegetale ed elementi del Microbioma, come fermentati batterici e molecole ad azione ormono-simile derivanti dall’attività microbica (Maxi-Kare, Cosmocel; Maxi-Root, Itaka), è possibile mitigare ulteriormente lo sbilanciamento ormonale esercitato dagli stress abiotici come le alte temperature e la crisi di trapianto.

 

Nelle condizioni critiche della Fascia Trasformata, l'applicazione coordinata di questi interventi consente, quindi, di ottenere un'organografia della pianta equilibrata e performante, con un apparato radicale provvisto di una struttura ipogea profonda, ramificata e con una zona pilifera densa e attiva, uno sviluppo del fusto provvisto di adeguato midollo, internodi regolari e foglie ampie e distese.

 

La pianificazione dei protocolli deve essere condotta con il supporto di una consulenza agronomica qualificata, adattando le dosi e i momenti di intervento al contesto pedoclimatico, alla varietà coltivata e al sesto d'impianto adottato.

 

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Fonti: 

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