Nell’era del surriscaldamento globale, l'orticoltura intensiva della Fascia Trasformata vive attualmente in un contesto di notevole abbondanza di luce solare: essa, sebbene rappresenti il motore della produttività di qualità, rappresenta una fonte di uno stress termico, in grado di vanificare cicli produttivi e capacità potenziale delle colture allevate in serra. Per gestire questo labile equilibrio, non basta limitarsi alle “semplici coperture" stagionali, ma occorre, nei fatti, dirigere lo spettro elettromagnetico solare in maniera saggia, ottimizzando gli accessi e soddisfacendo i fabbisogni reali delle colture.
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Al fine di comprendere meglio alcuni dei meccanismi legati alla radiazione solare e alla produzione, esaminiamo alcuni elementi fondamentali, iniziando proprio da termini ereditati dalla biochimica e della fisica, come PAR, NIR e UV.
La PAR, ovvero Photosynthetically Active Radiation (Radiazione Fotosinteticamente Attiva) è la porzione dello spettro luminoso che le piante "utilizzano” per la fotosintesi, quindi necessaria e vitale per i propri processi fisiologici. Essa corrisponde alla luce visibile dall'occhio umano, con una lunghezza d'onda compresa tra 400 e 700 nm (cioè dal blu al rosso). In una serra tradizionale, con la classica “ombreggiatura” estiva, mirata alla riduzione delle temperature, sovente si riduce la PAR (ombreggiando), essenziale per le piante.
Il NIR (Near-Infrared ovvero l’Infrarosso Vicino) è la componente "termica" della luce solare, situata appena oltre il rosso visibile, cioè tra 700 e 2500 nm. A differenza della PAR, il NIR non serve alla fotosintesi, ma la sua unica funzione pratica in serra è quella di permettere l’aumento della temperatura di tutto ciò che è colpito direttamente dalla radiazione (suolo, piante, strutture): esso è pertanto il responsabile del surriscaldamento eccessivo nel periodo tardo primaverile ed estivo nelle serre della fascia trasformata.
I raggi UV (Ultravioletti), infine, si trovano "sotto" la luce blu, ovvero al di sotto dei 400 nm. Essi costituiscono un'arma a doppio taglio nella gestione serricola, e pertanto andrebbero gestiti con precisione e meticolosità. Essi, infatti, sono sfruttati da molti insetti dannosi (come tripidi e aleurodidi) come elemento utile per orientarsi e individuare le piante: i teli che bloccano gli UV (UV-block) rendono spesso la serra "disorientante" per questi fitofagi, riducendo la necessità di trattamenti. I raggi UV, inoltre, sono responsabili dell'anticipata senescenza della plastica di copertura, rendendola fragile e opaca, nel tempo.
Da ciò premesso, possiamo più chiaramente inquadrare le problematiche nella scelta del “giusto” telo di copertura, correlando a tali parametri la necessità di soddisfare e adattare le esigenze delle colture predominanti, come il Pomodoro, verso una più chirurgica ed efficace gestione della luce-calore in serra.
La radiazione che infatti colpisce le serre siciliane è composta da tre segmenti critici:
- Radiazione Fotosinteticamente Attiva (PAR - 400-700 nm). È l’unica parte della luce che il Pomodoro utilizza per la fotosintesi. Un film plastico ideale deve pertanto lasciarla passare quasi integralmente, con una trasmissione fino al 93%.
- Radiazione Infrarossa Vicina (NIR - 700-2500 nm). Nella zona iblea e insulare sicula, l’eccesso di NIR porta le temperature interne sopra i 40°C, inducendo la pianta al blocco metabolico e problematiche di allegagione.
- Radiazione Ultravioletta (UV). Sebbene necessaria per alcuni processi, un eccesso può determinare danni diretti ad organi sensibili come i fiori (corolla), favorire la sporulazione dei funghi patogeni e l'attrazione di insetti fitofagi.
Oltre al caldo diurno, il territorio siculo insulare affronta il rischio di gelate tardive e/o forti escursioni termiche, specialmente nella stagione vernina e tardo-vernina. Un film “povero” lascia sfuggire il calore accumulato dal suolo durante il giorno (radiazione IR lontana), mentre la UR, tipica delle zone costiere, determina la creazione di condensa e nebbia internamente alle strutture serricole, riducendo la luce e favorendo fitopatie come la Botrite o Oidio.
Per rispondere a queste sfide, la ricerca @Plastika Kritis ha sviluppato una tecnologia d'avanguardia di produzione di teli di copertura basata su un processo di estrusione a 7 strati, a cui viene aggiunto un ottavo strato superficiale basato sulle nanotecnologie. Questo sistema, denominato EVO AC®, è il cuore pulsante dei film SunCooler®.
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Il SunCooler®, grazie all'ottavo strato, agisce come uno scudo termico selettivo, incidendo su:
- Riflessione del NIR. Gli additivi nanotecnologici respingono la parte calda, infrarossa, dello spettro solare, garantendo un "effetto raffrescante" che mantiene la serra più fresca di diversi gradi.
- Massima Trasparenza PAR. A differenza della calce o di altri ombreggianti, che riducono la luce essenziale alla fotosintesi, SunCooler® mantiene una trasmissione della luce ottimale, permettendo alla pianta di continuare a produrre anche nelle ore di massima insolazione.
- Diffusione della Luce Polidispersiva. Il film trasforma il raggio di luce diretto in luce diffusa (fino al 90%). Nella densa vegetazione delle colture, come per le Solanacee (Pomodoro in particolare), ciò significa che la luce "gira" intorno alle foglie, raggiungendo i palchi inferiori e riducendo l’ombreggiamento reciproco tra gli organi nella vegetazione.
Dalle foto allegate, è possibile notare il design innovativo di EVO AC®, in grado di integrare prestazioni di tipo anticondensa, permanenti nel tempo. Le gocce d'acqua non cadono sulla vegetazione e sulle colture, evitando l'effetto lente e la diffusione di malattie, ma scorrono lungo le pareti. La funzione anti-nebbia impedisce la formazione della foschia all'alba e al tramonto, garantendo che i primi e gli ultimi raggi di sole della giornata siano sfruttati appieno dalla coltura vigente.
Dal punto di vista colturale e produttivo, il raffrescamento garantito dal SunCooler® stabilizza la temperatura entro i limiti fisiologici, specialmente durante i picchi termici estivi (i quali rendono il polline sterile, causando la caduta dei fiori nei palchi centrali), garantendo un'allegagione costante. Il risultato è una pianta con grappoli completi dalla base alla cima, senza "salti" produttivi. Inoltre, durante la fruttificazione, la sintesi del licopene, limitata con temperature >30°C, è in grado di procedere “normalmente”, riducendo la percentuale di bacche affette da fisiopatie come blotchy ripening, collettatura e decolorazione: il microclima controllato del SunCooler® protegge infatti la sintesi dei pigmenti, assicurando frutti di un rosso uniforme e brillante, con un'elasticità della buccia superiore che riduce il rischio di spaccature (cracking).
In conclusione, l'adozione del sistema SunCooler® con tecnologia EVO AC® trasforma la gestione della serra da passiva ad attiva, ottimizzando l’efficienza Idrica (temperature più basse riducono l'evaporazione dal suolo e la traspirazione eccessiva), rese più elevate e stagione produttiva prolungata. Inoltre, una temperatura interna più vivibile migliora drasticamente le condizioni per gli operatori, riducendo i rischi per la salute e aumentando la precisione nelle delicate operazioni colturali e di raccolta, senza dimenticare la sostenibilità nel tempo (riduzione della dipendenza da ombreggianti chimici e agrofarmaci).
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Fonti:
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